Amministrazione di sostegno e interdizione (parte2)

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Dato che il focus rimane sempre sulla tutela degli interessi della persona e del suo benessere, si tenderà a scegliere una persona affettivamente vicina, affinchè l’amministrato possa davvero sentirsi tutelato da un AdS di cui già si fida. Per questo si tende a privilegiare:

  • la persona stabilmente convivente;
  • il coniuge che non sia separato legalmente;
  • padre o madre, figlio, fratello o sorella;
  • parenti entro il quarto grado;
  • una specifica persona di fiducia designata tramite scrittura privata o atto pubblico;
  • il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

È bene evidenziare che l’Amministrazione di Sostegno non prevede l’annullamento della capacità a compiere degli atti giuridici (in questo si differenzia dall’Interdizione): la persona mantiene la capacità di compiere tutte quelle attività di vita quotidiana che non richiedono l’assistenza dell’AdS, senza minare la dignità della persona e che possono continuare a farlo sentire in grado di badare a se stesso.

In questo contesto, lo psicologo fornisce una maggiore comprensione della situazione psicologica della persona, che tenga conto dei fattori pregressi che l’hanno originata e delle possibili evoluzioni future; individua bisogni e risorse sulle quali fare leva per sostenerlo nella maggiore espressione possibile di sé, compatibilmente con le limitazioni dell’autonomia.

Da un punto di vista pratico, viene nominato un CTU (Consulente Tecnico di Parte) da parte del Giudice, o in alternativa viene richiesta l’assistenza di un CTP (Consulente Tecnico di Parte) direttamente da una delle parti interessate. In entrambi i casi, verranno svolti dei colloqui di valutazione, allo scopo di conoscere la persona, il suo stato di salute attuale e pregresso e individuare quali sono le limitazioni dell’autonomia; vengono inoltre somministrati dei test psicologici per dare maggior valore scientifico alle ipotesi del Consulente. Infine, viene redatta una relazione che sintetizza i contenuti emersi dalla valutazione svolta ed esprime il suo parere scientifico in merito alla necessità di un Amministratore di Sostegno.

Amministrazione di sostegno e interdizione (parte1)

Vi è mai capitato di avere un anziano parente che, senza esserne consapevole, ha sottoscritto al telefono un contratto, con la complicità di un abile truffatore? Oppure un altro col vizio del gioco e con libero accesso al conto corrente di famiglia?

Ci sono purtroppo delle situazioni drammatiche che richiedono un aiuto di non facile attuazione. Tutelare per rendere liberi: significa creare quelle condizioni che non sono richieste (e magari non volute) dalla persona in questione, ma di cui ha più bisogno in realtà.

L’amministratore di sostegno (AdS) potrebbe essere una soluzione a questo dilemma: è una figura istituita per coloro che si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica. Gli anziani e i disabili, ma anche gli alcolisti, i tossicodipendenti, le persone detenute, i malati terminali, persone colpite da ictus o da degenerazioni cognitive, ecc. possono ottenere (o meglio i loro parenti per loro) che un giudice tutelare nomini una persona che abbia cura della loro persona e del loro patrimonio. 

L’Amministrazione di Sostegno è un istituto che mira a tutelare, in modo transitorio o permanente – per infermità o menomazioni fisiche o psichiche, anche parziali o temporanee – coloro che non hanno piena autonomia nella vita quotidiana e si trovano nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi.
Per richiedere l’amministrazione di sostegno si deve presentare un ricorso, per cui non è necessaria l’assistenza di un avvocato.

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Risarcimento del danno

Se subiamo un trauma, per dolo e/o per colpa di qualcuno, abbiamo il diritto di richiedere un risarcimento economico. La maggior parte delle persone ha ben presente che questo è possibile quando subiamo dei danni fisici, come in un incidente stradale o nei casi di mala-sanità. Ciò che invece è meno chiaro, è la possibilità di richiedere un risarcimento anche quando il danno non è esclusivamente biologico.

Vi sono tre fattispecie di danno risarcibili:

  • Il danno psicologico prevede che un evento traumatico causi un pregiudizio sulla salute psichica, dando luogo quindi a una psicopatologia conclamata. Col danno psicologico si evidenzia una vera e propria patologia mentale, come ad esempio, un Disturbo Post-Traumatico da Stress;
  • Il danno da pregiudizio esistenziale indica invece che sia presente un peggioramento della qualità della vita, riconducibile non esclusivamente alla salute psico-fisica ma, piuttosto, ai valori dell’esistenza della persona danneggiata. Il danno esistenziale dunque prevede che, anche in assenza di psicopatologia, vi sia uno sconvolgimento della vita quotidiana;
  • Infine, il danno morale riflette il livello di sofferenza soggettivamente percepita.

È facilmente comprensibile come la quantificazione oggettiva della salute psichica e del grado di sofferenza, diventa argomento di elevata complessità: si rende necessaria una valutazione psicologica esperta e approfondita, che possa motivare – attraverso, ad esempio, cartelle cliniche, test psicologici e documenti medici – le percentuali di danno riscontrate.

È chiaro che per richiedere il risarcimento economico di questo tipo di danno, è necessario che l’evento traumatico subito sia lecito e documentato. Gli ambiti di riferimento sono tra i più vari, tri i più frequenti:

  • Infortunistica Stradale;
  • Morte di un congiunto;
  • Danno da wrongful life (nascita con malformazione non diagnosticata dagli esami perinatali);
  • Danno da nascita indesiderata;
  • Danno da Mobbing lavorativo;
  • Danno da Demansionamento e da Licenziamento senza giusta causa;
  • Infortunistica professionale;
  • Danno da colpa professionale;
  • Danno da menomazione della capacità visiva;
  • Danno estetico;
  • Mala-sanità;
  • Idoneità per la ratificazione di attribuzione di sesso;
  • Danno ambientale;
  • Tutela della Privacy;
  • Bioetica;
  • Danno alla Reputazione;
  • Libertà di pensiero;
  • Stalking;
  • Maltrattamento e lesioni fisiche;
  • Abuso su donne o minori;
  • Illeciti penali subiti e costituzione di parte civile;
  • Gaslighting (violenza psicologica in cui si fa dubitare la vittima della propria memoria e percezione).