Disturbo di Panico

Chi soffre di attacchi di panico in genere vive nella preoccupazione di rivivere la stessa situazione che ha generato sofferenza e disagio, vivendo nell’evitamento fobico di contesti che ricordano o che in qualche modo generano sensazioni di ansia.

Il prolungarsi della tensione genera a sua volta la probabilità che i livelli si sofferenza psichica salgano fino a scatenare con maggiore probabilità altri episodi simili.

Chi soffre di attacchi di panico frequenti mette in atto delle vere e proprie strategie, come controllare la presenza di vie di fuga in un luogo pubblico, evitare percorsi in macchina come attraversare alcune strade o ponti che si percorrevano prima che si manifestasse la sintomatologia, o andare a teatro e altre situazioni in cui si è avvertita la perdita di controllo tipica di questo disagio. I contesti possono ovviamente essere molti e il disagio ha risvolti importanti sull’equilibrio psichico di chi ne soffre. Gli attacchi di panico cambiano le abitudini di chi ne soffre anche sul piano sociale e lavorativo, in quanto hanno un grado di pervasività elevato.

Gli attacchi di panico arrivano all’improvviso e senza un motivo, sono il picco di tensione accumulata e generano sintomi simili ad attacchi cardiaci, con sudorazione, mancanza d’aria, sensazione di pressione al petto, freddo e vampate di calore, palpitazioni, tachicardia, svenimento, fame d’aria, asfissia, tremori, nausea e vomito, vertigini, giramenti di testa, paura di morire, paura di impazzire, formicolii, parestesie e derealizzazione. La difficoltà a gestire la sintomatologia porta il soggetto in preda all’attacco di panico a ricercare le cure del pronto soccorso più vicino e ad avere la preoccupazione nei giorni e le settimane successive che accada di nuovo.
Questa preoccupazione induce il soggetto a credere di avere dei problemi di salute importanti, per cui può iniziare a sottoporsi a molti controlli medici e ad evitare tutto quello che potrebbe scatenare un eventuale attacco di panico.

Ovviamente sono tutte strategie di controllo esterno e con un focus attentivo non autoriferito.

Il soggetto ha difficoltà a gestire sintomi riconducibili all’ansia, generando un sistema di allarme che va in corto circuito generando l’attacco di panico. Più verosimilmente si potrebbe ipotizzare la cura farmacologica al momento del bisogno, come anche un piano terapeutico in caso di ripetuti attacchi di panico, ma è necessario che il soggetto sposti il focus attentivo verso di sé e sviluppi maggiore consapevolezza del funzionamento del proprio corpo, tale per cui fare esperienza di potere gestionale di sé.

Il disturbo di attacco di panico in psicoterapia diventa un momento di svelamento e consapevolezza delle risorse del paziente, un momento di crescita e di conoscenza profonda di sé. La disponibilità a prendersene cura da parte del paziente è necessaria per ridurre il grado di sofferenza.