La tua memoria è sempre la stessa?

L’aumento dell’aspettativa di vita e il calo demografico nei paesi industrializzati costituiscono fenomeni di rilevanza che hanno portato la popolazione mondiale a essere sempre più anziana.

In particolare, in Italia gli individui con più di 65 anni si attestano a oltre il 20% della popolazione. Sebbene sia ormai stata superata la visione dell’invecchiamento come una fase della vita fatta solo di perdite dal punto di vista fisiologico, cognitivo e funzionale, è innegabile che l’invecchiamento costituisca il maggiore fattore di rischio per lo sviluppo di patologie neurodegenerative.

Il decadimento cognitivo è strettamente legato a fattori di rischio modificabili nel corso della vita ed è ormai un dato accertato che condurre uno stile di vita sano già da giovani protegge enormemente dallo sviluppo di demenze. Tali patologie si caratterizzano per una diminuzione progressiva delle abilità cognitive (memoria, attenzione, linguaggio…) e funzionali dell’individuo.

Se è normale che il funzionamento cognitivo subisca dei cambiamenti legati all’avanzare dell’età, come per esempio una maggiore difficoltà mnesica o una ridotta velocità di elaborazione delle informazioni, quando tali difficoltà cominciano anche lievemente a peggiorare lo svolgimento delle attività lavorative o casalinghe della vita quotidiana, diventa di primaria importanza effettuare dei controlli specifici sulla salute del proprio cervello.

Da sottolineare, inoltre, come l’età anziana sia maggiormente associata allo sperimentare i sintomi di depressione, ansia, dolore cronico, perdita dell’udito o patologie croniche (per esempio cardiovascolari), che possono peggiorare la performance cognitiva a livello oggettivo o soggettivo.