Separazione giudiziale e affidamento dei figli minori (parte2)

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Nelle situazioni più difficili e complesse, verrà disposta una CTU – Consulenza Tecnica d’Ufficio: viene dunque nominato un consulente psicologo che avrà il compito di valutare il grado di sofferenza di tutto il nucleo familiare. Solitamente il Giudice chiede al CTU di esporsi in merito a:

  • l’affidamento e il collocamento dei minori;
  • la calendarizzazione del diritto di visita del genitore non collocatario;
  • la proposta dell’inserimento di alcuni Enti pubblici qualora ve ne fosse la necessità (come ad esempio un percorso di mediazione per i genitori, l’inserimento di un educatore presso il domicilio,ecc.)

La CTU ha una durata media di 60/90 giorni e si compone di colloqui individuali e congiunti coi genitori, colloqui/osservazione dei minori (a seconda dell’età), colloqui con altre figure parentali, incontri con figure terze (come insegnanti, nuovi compagni degli ex-coniugi, Servizi pubblici se interessati) e test psicologici da somministrare al nucleo familiare ristretto.

In questo iter è presente non solo il CTU e un suo eventuale collaboratore, ma anche i CTP (Consulenti Tecnici di Parte), qualora vengano nominati. Questi ultimi sono sempre professionisti psicologi che vengono però assunti dai genitori; il loro compito è quello di accompagnare il genitore in questo difficile percorso, verificare il corretto operato del CTU, proporre l’ascolto di figure non direttamente richieste nel quesito e garantire il principio del contraddittorio, sempre nell’ottica di lavorare nell’interesse dei minori (e non dei propri clienti!).

Al termine del percorso di valutazione, il CTU redigerà una bozza della relazione finale al fine di rispondere al quesito del Giudice, da sottoporre ai CTP. Questi ultimi avranno il compito di scrivere a loro volta una relazione con le loro osservazioni e/o le loro critiche. Il tutto confluirà infine nella relazione finale, che verrà depositata entro i termini previsti, in modo tale che il Giudice possa visionarla e prendere una decisione in merito, esposta poi in udienza.

Separazione giudiziale e affidamento dei figli minori (parte1)

È sempre difficile porre fine a un matrimonio, che l’Amore sia finito oppure no. Separarsi significa elaborare il lutto della relazione e scendere a patti con il fallimento di quel progetto di vita. È indubbiamente difficile e molto doloroso e richiederà una certa quota di tempo e di energie per superarlo. Chiunque di noi che ha avuto esperienze di rotture sentimentali, ricorderà quel periodo magari con un groppo in gola e, solitamente, quanto più la relazione sarà stata lunga e significativa, tanto più lo è stata la nostra sofferenza e la nostra difficoltà nel ricominciare ad aprirsi agli altri.

Diventa ancor più difficile se vi sono dei figli in comune: si smette di essere una coppia coniugale ma si rimarrà per sempre una coppia genitoriale. Se questi due piani sono ben distinti, sarà meno complesso accedere ad una separazione consensuale; i figli, che inevitabilmente subiscono passivamente questa decisione, vengono quindi messi in primo piano, tutelando così il loro benessere, sebbene si tratti di un momento insidioso e delicato. Tutto questo renderà meno traumatico il passaggio da nucleo familiare unito a diviso, per tutti i suoi componenti.

Purtroppo, però non sempre questa soluzione è facilmente accessibile. A volte la rabbia tra due persone è così forte che non lascia spazio a nient’altro. Si rimane incistati nel ruolo di ex coniuge, ex amante o ex convivente e in questo turbinio di emozioni rancorose si perde il senso di coppia genitoriale. A volte le rivendicazioni sono così forti che, senza rendersene conto, i figli possono essere “utilizzati” per far male all’altro (vedi la Sindrome di Alienazione Parentale). Sono questi i casi in cui si procederà per una separazione giudiziale, in cui sarà un Giudice ad emettere in via provvisoria dei provvedimenti circa l’affidamento dei figli, l’assegnazione della casa coniugale e la cifra dell’assegno di mantenimento.

In Italia vale il diritto alla bigenitorialità: la legge 54/2006 sancisce che la priorità va data al benessere dei figli e al loro diritto a mantenere un rapporto continuativo con entrambi i genitori. È quindi facilmente deducibile che qualunque genitore reclami l’affidamento esclusivo, senza che vi siano reali e concrete motivazioni per richiederla, corre un grave rischio: minacciando l’istituto della bigenitorialità, potrebbe ledere un diritto indiscutibile del minore di mantenere i rapporti con entrambe i genitori e con entrambe le famiglie dei genitori.

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