TESTIMONIANZE
Il cambiamento dei
nostri utenti
Le storie sono state scritte direttamente da chi ha fatto un percorso psicologico con noi. Ma abbiamo cambiato nomi e dettagli per tutelarne la privacy.
Nadia
Federica
Elisa
Marina
Fabio
Teresa
Silvana
Alessio
Giovanni
Tommaso

Nadia F., 29 anni

Mi sono rivolta al centro, perché sapevo che dovevo cambiare le miei percezione di quello che mi succedeva.

Ero troppo severa con me stessa e con gli altri. Mi sentivo spesso insoddisfatta, triste e preoccupata.

Dopo solo pochi mesi, ho una visione molto più ampia di me, della mia vita e della situazione in cui vivevo.

Mi sento più positiva e, tanto ottimista per il futuro.

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Federica G., 55 anni

Ho scelto di iniziare un percorso di psicoterapia perché avevo frequenti crisi d’ansia.

Era un disturbo molto invalidante per la mia vita anche perché si manifestavano spesso senza nessuna apparente motivazione e questo, mi faceva sentire sempre più frustrata ed impotente.

Grazie alla psicoterapia, ho imparato molto su di me, ho imparato a conoscermi.

Ho capito da dove arriva la mia ansia e, anche se a volte è difficile affrontare determinate situazioni, riesco a gestirla meglio.

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Elisa R., 43 anni

Prima di rivolgermi ai professionisti del centro, soffrivo di fortissime e frequenti emicranie.

Queste mi limitavano in tutte le mie attività e, nell’ultimo periodo, sono arrivata ad avere anche sino a 10 attacchi al mese.

Da quando ho iniziato la terapia, sto molto meglio. Non solo gli attacchi sono praticamente scomparsi ma, sento di essere profondamente cambiata.

Ho una maggiore consapevolezza di me stessa, delle mie emozioni e dei miei desideri.

Guardo il mondo con occhi diversi. Recentemente mi è capitato di vedere dei film che avevo già visto in passato e di coglierne significati e sfumature che prima non sarei mai stata capace di cogliere…

Forse, sono semplicemente più aperta verso il mondo…

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Marina L., 51 anni

Non avevo molte aspettative quando ho iniziato il mio percorso di psicoterapia.

In realtà, sono sempre stata un po’ scettica verso questo genere di terapie.

Non capivo come, parlare con un perfetto estraneo di quello che stavo provando, potesse in qualche modo essermi d’aiuto.

Ma non ce la facevo più. Stavo male, la sua assenza era così tanto dolorosa che a volte facevo anche fatica a respirare.

A distanza di mesi, posso dire che inizio ad essere più serena.

Ho capito che, anche se non c’è più, posso e devo continuare a vivere. Ma tra tutte le cose che ho imparato, la più importante è la capacità di reagire.

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Fabio D., 33 anni

Mi è stato consigliato di rivolgermi al centro perché avevo bisogno di superare un periodo di forte crisi.

Avevo perso tutte le certezze che avevo e, cosa ben peggiore, non riuscivo a trovare nessuna valida motivazione da cui poter ripartire.

Grazie al mio percorso di psicoterapia in pochi mesi ho conosciuto lati di me stesso che avevo ignorato per tutta la vita. Ho accettato di mettere tutto in discussione anche se, a volte non è stato semplice.

Credo che la mia motivazione e la bravura del terapeuta siano stati fondamentali.

La terapia è stata l’inizio di un viaggio che sarebbe stato lungo e non sempre per far partire il cambiamento e per superare blocchi emotivi che mi tenevano inchiodato alle cose negative della vita.

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Teresa U., 37 anni

Per me la psicoterapia è una richiesta d’aiuto, un bisogno di ascolto.

In due diversi momenti della mia vita infatti, ho chiesto aiuto ai professionisti del centro.

Cercavo un supporto, avevo bisogno di gestire le mie emozioni e i miei sensi di colpa.

Grazie all’ascolto vero e ai consigli di una persona che era estranea a tutti i fatti della mia vita che mi procuravano dolore, sono riuscita a trovare una maggiore serenità. Ho imparato a rispettarmi e a volermi bene per realmente sono.

Ho capito che ascoltare i propri desideri non è un male ma è l’unico modo per avere cura di sé stessi.

Silvana T., 26 anni

Il pensiero di andare in psicoterapia mi provocava un enorme disagio. Mi faceva paura, mi faceva sentire inadeguata. Un po’ come se la mia mente non fosse più in grado di “funzionare” in modo corretto.

Dopo il mio “viaggio” ho imparato che le miei paure e i miei disagi erano assolutamente infondati.

La psicoterapia non cura i pazzi, ma aiuta a cogliere le sfumature delle cose e delle emozioni.

Prima di iniziare la psicoterapia la mia vita era un film in bianco e nero, adesso è tutto a colori e riesco a cogliere quello che prima ero incapace anche solo di vedere.

La psicoterapia non è quindi una “cura” ma un modo per imparare a vivere. Ho spesso do sopravvivere ed ho iniziato veramente a vivere una vita degna di essere vissuta, perché la vita è solo una!

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Alessio O., 28 anni

Che cos’è la psicoterapia?

Per me la psicoterapia è stata un percorso intenso, a volte doloroso che mi ha permesso di gestire i miei attacchi di panico e le mie ansie.

Vivevo con la costante paura che ci fosse una disgrazia dietro ogni angolo.

Avevo tantissime convinzioni errate su di me e sugli altri che non mi facevano vivere serenamente.

Secondo me, la psicoterapia rappresenta l’unica opportunità per essere davvero se stessi e per dire in un ambiente protetto tutto quello che ci fa paura.

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Giovanni R., 57 anni

Due anni fa, ho deciso di rivolgermi ad un terapeuta del centro clinico perché stavo attraversando un periodo molto difficile nella mia vita.

Ero stato da poco operato dopo aver ricevuto una diagnosi di un tumore assolutamente inaspettata.

Non avevo più certezze e non sapevo neanche quanto lunga sarebbe stata la mia vita da lì in poi.

Sapevo che da solo non ce l’avrei fatta. Ed avevo ragione.

Dopo essermi documentato su vari professionisti ho scelto di affidarmi ai professionisti del centro perché ne avevo sentito parlare bene e perché soprattutto dopo il primo incontro mi hanno ispirato fiducia.

E la fiducia in questo genere di percorso è tutto. La fiducia ti permette di non mollare tutto alle prime difficolta, dopo un incontro particolarmente doloroso oppure quando sei impaziente di stare finalmente bene.

Mi sono fidato, il mio percorso è in salita ma almeno adesso ho ben chiara la meta, so dove voglio arrivare!

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Tommaso L., 39 anni

Io e il mio compagno abbiamo deciso di iniziare una terapia di coppia perché entrambi sentivamo il bisogno che un’altra persona, un professionista ci aiutasse a capirci.

Il nostro era un problema di comunicazione che però aveva determinato una forte crisi di coppia.

Ci stavamo allontanando ma, non riuscivamo a capire il perché.

Sono bastate una decina di incontri per cambiare la visione della nostra relazione.

È ovvio, per iniziare questo genere di percorso ci vuole tanta motivazione e molto impegno.

Nel nostro caso, un aiuto esterno è stato fondamentale per tornare a sentirci di nuovo complici e in sintonia.

PSICOLOGIA SCIENTIFICA

PRENOTA SUBITO

Vi raccontiamo le esperienze dirette dei nostri terapeuti e di come si sono rapportati alle problematiche di chi hanno aiutato (abbiamo utilizzato nomi di fantasia e modificato alcuni dettagli per tutelare la privacy).
ESPERIENZA
Le testimonianze del nostro team
Maurizio
Alice
Adriano
Alessandro
Mauro
Carla
Valentina
Alba
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Maurizio

Maurizio è un uomo di 71 anni che, arriva al nostro centro accompagnato dal figlio molto preoccupato per la sua salute psicofisica.

Il padre infatti, ultimamente passa molto tempo a casa ed è spesso di umore depresso o irascibile.

Durante il primo incontro, Maurizio racconta che spesso ha improvvisi sbalzi d’umore e fa fatica a capirne il motivo.

Apparentemente infatti l’uomo gode di una buona rete di relazioni, ha una bella famiglia e, da quando è andato in pensione è anche volontario presso un’associazione no profit locale.

Dopo alcuni mesi di terapia emerge che Maurizio ha mal superato alcuni tragici momenti della sua vita.

Il lavoro psicoterapeutico con il paziente ha messo insieme i ricordi dei traumi passati e gli ha permesso di rielaborarli.

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Alice

Alice, nome di fantasia, è una ragazza di 23 anni inviata al nostro centro dalla dott.ssa A.

Dopo aver effettuato una visita infatti, la dott.ssa aveva avuto modo di riscontrare nella paziente un forte sottopeso ed era molto preoccupata per il suo rifiuto di cibo.

Quando Alice arriva presso il nostro centro clinico, notiamo che la ragazza dimostra molto meno dei suo anni tanto che la si sarebbe potuta tranquillamente scambiare per una bambina di 13 anni.

Alice presenta un disturbo del comportamento alimentare, definito anoressia nervosa.

Durante i nostri incontri è lei stessa a raccontare che si nutre molto poco, ingerendo quasi mai cibi solidi.

Dopo qualche seduta, la paziente inizia ad instaurare un rapporto di fiducia con il terapeuta e racconta di se e della la sua profonda inquietudine al pensiero di acquisire peso.

La ragazza presenta infatti, un’alterazione dell’immagine corporea, possiede cioè una percezione distorta del suo corpo.

Alice è in fase regressiva, ed è in amenorrea da parecchi mesi, mangia solo cibi frullati e non vuole dormire da sola.

Presenta inoltre sintomi depressivi; è depressa e non ha obiettivi e stimoli che la spingano ad uscire da casa, l’unico ambiente che la fa sentire al sicuro.

Alice si rifiuta inoltre di uscire da sola, vuole sempre essere accompagnata dai genitori e fa fatica a gestire l’ansia.

Durante la terapia, emerge che l’esordio del quadro sintomatico può essere ricollegato al periodo conseguente la fine della scuola.

Dopo il diploma infatti, Alice è chiamata a confrontarsi con il mondo esterno, deve valutare anche un eventuale spostamento da casa per seguire l’università.

In nostro approccio clinico ci ha fatto subito porre la domanda: cosa impedisce a questa ragazza di 23 anni di crescere?

Abbiamo spostato l’attenzione dal cibo (che è solo il manifestarsi del problema, è solo il sintomo) ad una visione più ampia.

Durante la terapia appare chiaro che il contesto familiare di Alice non le è stato d’aiuto nel suo percorso di crescita e di sviluppo dell’autonomia.

I problemi di coppia dei genitori, la loro incapacità di affrontarli hanno fatto si che negli anni tutte le attenzioni siano sempre state rivolte su Alice.

La situazione diventa problematica quando Alice cresce, e percepisce che la sua “uscita” dal nucleo familiare metterebbe in pericolo l’equilibrio della famiglia stessa.

Cosi ammalarsi di anoressia diventa l’unica alternativa possibile.

Il percorso terapeutico fatto con questa famiglia è stato quello di lavorare prima con Alice, che lentamente ha acquisito nuove consapevolezze di se e del suo blocco per poi passare ad un coinvolgimento di tutta la famiglia.

La storia di Alice fa capire chiaramente come spesso il compito dei terapeuti sia quello di poggiare lo sguardo dietro il sintomo, perché spesso è dietro la complessità di emozioni, vissuti e scenari che si trovano le risposte.

Adriano

Adriano single di 34 anni, si rivolge a noi perché vorrebbe essere aiutato a prendere una decisione che ritiene fondamentale per la sua vita.

Vive ancora con la mamma con la quale afferma di essere cresciuto in simbiosi, Adriano è infatti figlio unico di genitori separati.

Da qualche mese frequenta una ragazza con la quale sta molto bene ma che ha paura possa essere non accettata dalla madre.

Nelle sue passate relazioni, il giudizio materno è sempre stato di fondamentale importanza per Adriano che, trova del tutto normale chiedere un parere alla madre su tutte le ragazze che incontra.

Tuttavia, questa volta vorrebbe essere aiutato nel far si che il giudizio della madre sia positivo per Raffaella.

Adriano ammette di essere diventato un po’ insofferente verso le attenzioni materne e questa sensazione di disagio è vissuta da lui con forte ansia e sensi di colpa.

Durante la terapia, Adriano ha modo di conoscere meglio se stesso. Fa i conti con le sue profonde insicurezze e con la sua incapacità ad ascoltare i suoi bisogni e i suoi desideri.

Tutto il percorso terapeutico è stato orientato all’accrescimento dell’autonomia grazie alla nuova consapevolezza dei propri desideri e delle proprie necessità.

Dopo qualche mese, Adriano si sente sufficientemente pronto per presentare Raffaella alla madre e, dopo circa un anno dall’inizio della relazione e della terapia,  Adriano e Raffaella decidono di andare a vivere insieme.

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Alessandro

Alessandro arriva presso il nostro centro clinico spinto dalla moglie dai suoi due figli.

Da un paio d’anni infatti, da quando ha perso il lavoro, il paziente soffre di ansia generalizzata che non riesce a tenere sotto controllo neanche con la terapia farmacologica.

I suoi familiari sono molto preoccupati perché Alessandro mostra anche sintomi depressivi, perdita dell’appetito, irritabilità e pensieri negativi.

Sin dal primo colloquio emerge la sofferenza di Alessandro che, oltre a sentirsi come un peso per i suoi familiari, non riesce ad immaginare una via d’uscita alla sua situazione.

Durante la terapia, emergono tutte le sue fragilità e le sue credenze disfunzionali.

Pian piano Alessandro lavora sul suo atteggiamento auto-giudicante che da sempre lo perseguita e, a distanza di 6 mesi dall’inizio della terapia è pronto a mettersi di nuovo in pista con un nuovo lavoro.

Dopo due anni, il paziente ha ritrovato la sua capacità di affrontare la vita quotidiana e, di comune accordo abbiamo ritenuto di poter dilazionare gli incontri ad una frequenza quindicinale.

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Mauro

Mauro ha 35 anni e sin da subito mostra un atteggiamento ambivalente. Nonostante infatti sia stato lui in prima persona a rivolgersi ai professionisti del nostro centro, dichiara già dal primo contatto di avere scarse aspettative per il percorso psicoterapeutico.

Il paziente soffre di disturbo depressivo persistente che si differenzia del disturbo depressivo (anche di quello maggiore) per la sua cronicità: il paziente distimico non ricorda un evento scatenante del suo malessere, ma si descrive come una persona che “è sempre stata così”.

Questa la ragione per cui Mauro non aveva molta fiducia nella terapia, era sicuro che la depressione che lo aveva sempre accompagnato non l’avrebbe mai abbandonato.

La storia di Mauro è uno spaccato della società di oggi; un lavoro precario che lo costringe a vivere ancora a casa dei genitori.

Mauro ha un rapporto conflittuale con i genitori, poche relazioni significative e in passato ha avuto solo una relazione sentimentale, terminata dopo poco tempo.

Il paziente decide di rivolgersi a noi perché non riesce più a gestire l’ansia che, lo accompagna tutto il giorno e tutti i giorni.

Nonostante sia sottoposto a terapia farmacologica a base di ansiolitici ed antidepressivi, presenta ancora sintomi di disagio evidente.

Il percorso psicoterapeutico di Mauro è stato complesso a causa delle sue forti resistenze al cambiamento.

Tutte le energie del paziente infatti, erano impegnate nel voler dimostrare che non c’è modo di aiutarlo ad uscire dal suo malessere.

Nonostante ciò, dopo alcuni mesi di terapia, Mauro ha iniziato ad apportare piccole modifiche alle sua vita come ad esempio iscriversi in palestra e uscire regolarmente con alcuni amici.

Queste piccole nuove abitudini hanno fatto nascere in lui la consapevolezza di quanto, il rapporto con i genitori, abbia avuto un peso nella sua opinione di sé.

 

Follow up

Dopo 1 anno e mezzo di terapia Mauro si è aperto verso gli altri e ha iniziato a frequentare una ragazza.

Dopo alcuni mesi dal loro primo incontro il paziente ha deciso di fare un grande “salto”: andare a vivere da solo e, contestualmente, interrompere la terapia per ragioni prettamente economiche.

Nonostante crediamo che il percorso terapeutico con Mauro non sia terminato, siamo consapevoli del fatto che adesso il paziente ha finalmente acquisito nuovi strumenti per muoversi nel mondo e ha sviluppato nuove consapevolezze che lo aiuteranno nel prendere decisioni importanti per la sua vita.

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Carla

Carla, una giovane donna, si è presentata nel nostro centro clinico perché molto sofferente a causa della perdita prematura del marito, colpito da un infarto nel cuore della notte.

Durante il primo incontro con i terapeuti, Carla ha esposto le paure sul perdurare della disperazione; cerca qualcuno che l’aiuti a smettere di soffrire.

Abbiamo accolto la richiesta di Carla nonostante sapessimo che non è possibile accelerare i tempi di elaborazione del lutto.

Alcune teorie indichino dei “tempi”, entro i quali il lutto deve necessariamente risolversi altrimenti esiste il rischio di un esito depressivo cronico.

Il nostro approccio è lievemente differente perché siamo consapevoli del fatto che ogni paziente è diverso dall’altro e ha avuto una storia e un vissuto differente.

Crediamo che, “forzare” i tempi di ognuno entro schemi precisi e netti rischia di essere controproducente.

Nella nostra esperienza clinica infatti, a volte un momento di estremo dolore che esita in una franca depressione ha un valore evolutivo molto importante per un paziente; la cosa l’importante è saperlo riconoscerlo e trattare adeguatamente dal punto di vista clinico.

Ogni persona ha i propri tempi quindi, che devono necessariamente essere rispettati.

Il compito di noi terapeuti è quello di aiutare i pazienti che soffrono per la perdita di una persona ad accettare il dolore e spiegare loro che provare quel dolore li aiuterà, prima o poi, a stare meglio.

Valentina

Valentina è una ragazza di 21 anni che si rivolge ai professionisti del nostro centro clinico per superare un problema, ormai diventato troppo invalidante per la sua vita sociale.

La paziente, lievemente sottopeso, racconta di aver sviluppato una fobia per alcuni cibi.

In sostanza Valentina mangia pochissimi alimenti e in piccole porzioni e, il suo essere così selettiva in fatto di alimentazione le proibisce di vivere una vita soddisfacente.

Anche una semplice pizza con gli amici diventa fonte di grande stress, e ultimamente, la paziente riferisce di riuscire a mangiare solo a casa in presenza del fidanzato o dei genitori.

Durante le sedute emerge che Valentina ha avuto un rapporto problematico con il cibo sin da bambina.

Spostando l’attenzione dal cibo ad altri aspetti significativi della sua vita emerge che la paziente è estremamente selettiva anche per le relazioni sociali.

Ha poche amiche, e in generale va d’accordo più con i ragazzi che con le ragazze.

Dal suo problema alimentare nasce quindi in Valentina la consapevolezza di quanto questo sia collegato ad un’ansia sociale e alla paura del giudizio degli altri.

La paziente si sente inadeguata e per nascondere quelle che considera debolezza, si mette in competizione con gli altri e si atteggia in modo giudicante ed altezzoso.

Il percorso psicoterapeutico fatto con Valentina le ha permesso di riconoscere ed affrontare queste problematiche e pian piano si è aperta verso il mondo.

Anche il rapporto con il cibo si è normalizzato così come la sua vita sociale.

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Alba

Alba ha 50 anni e, quando si presenta al nostro centro clinico lamentando diversi disagi: insonnia, irritabilità, improvvisi sbalzi d’umore e tachicardia.

La paziente, attribuisce il quadro sintomatico alla menopausa e, ci dice di essersi rivolta a noi sotto pressioni della figlia.

In realtà, durante la terapia emerge che Alba desidera da molto un aiuto e, incontro dopo incontro, racconta di lei e di quanto si sia sempre sentita infelice e inferiore agli altri.

L’entrata in menopausa poi, contestuale all’uscita di casa della figlia minore ed ad il lutto della mamma, hanno determinato una situazione di crisi nella vita di Alba che, non riesce a superare.

Il focus della psicoterapia è stato intorno alla presa di coscienza di Alba delle sue errate convinzioni di avere poco valore e di essere sbagliata ed inadeguata.

Dopo un anno di lavoro insieme ai professionisti del centro, Anna ha acquisito più autostima ed ha scoperto di avere delle risorse che non immaginava neanche di possedere.

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