Category: Percezione di sè

PERCEZIONE DI SÉ: visione artigianale o visione industriale?

Chi sono io? Come mi vedo?

Una delle domande che indirettamente o direttamente tutti ci siamo posti almeno una volta nella vita è: chi sono io? Come sono fatto/a?

La costruzione della nostra identità è un processo molto complesso che non si conclude in una specifica fase o momento di vita, ma che continua in modo dinamico per tutto il corso della nostra esistenza. Una parte importante della nostra identità riguarda la percezione che abbiamo di noi stessi, i due concetti non sono sovrapponibili infatti l’identità è un concetto totalizzante, molto ampio, che include moltissimi aspetti, tra questi rientra la nostra percezione di noi stessi. L’identità è ciò a cui ci riferiamo quando ci chiediamo “chi sono?”; la percezione di noi stessi è ciò a cui ci riferiamo quando pensiamo “come mi vedo?”.

Che fatica essere adolescenti

L’adolescenza è il primo momento di vita in cui ci si inizia a fare queste domande, sulla propria identità “Chi sono?”, sulla percezione che si ha di sé: “Come mi vedo?”. Sono domande che diventano urgenti, ingombranti, per alcuni forse un po’ troppo. Non è un caso infatti che disturbi che possano riguardare la percezione di sé e del proprio corpo iniziano a manifestarsi prevalentemente in questa fase di vita. L’epoca attuale, in effetti, vede una prevalenza dei disturbi alimentari in aumento rispetto al passato e in particolare dei così detti “nuovi disturbi alimentari” come ortoressia (ossessione per il cibo sano) e vigoressia (o anoressia inversa) che avremo modo di approfondire. Come mai? Potremmo ipotizzare che per gli adolescenti di oggi, sovraesposti a canoni di “perfezione” estetica sempre più restrittivi e non conformi alla realtà, è diventato molto difficile rispondere in modo soddisfacente alla domanda “come mi vedo?”. A causa della larghissima diffusione dei social network, come ad esempio Instagram, i ragazzi e le ragazze passano infatti moltissima parte del loro tempo quotidiano a scorrere foto di “gente famosa” perfetta, statuaria. Confrontandosi con questi modelli, purtroppo estremamente filtrati dalla realtà virtuale (pochissime le persone sui social che si espongono al naturale, senza modificare le imperfezioni naturalissime del corpo o della pelle) gli adolescenti è facile che provino un senso di inadeguatezza e insoddisfazione riguardo al loro corpo. La percezione che abbiamo di noi stessi, infatti, riguarda sicuramente come noi ci percepiamo, ma questa percezione è fortemente influenzata da come valutiamo che ci percepiscano gli altri.

Percepire noi stessi con gli occhi degli altri

Quando ci chiediamo “come mi vedo” la domanda subito conseguente è: mi piace ciò che vedo?

Per stabilire se la risposta sia “si” o “no” entrano in gioco molti fattori, tra questi sicuramente l’autostima. Prima di capire cosa sia effettivamente l’autostima è necessario distinguerla da quello che è il concetto di sé: nel concetto di sé rientrano gli elementi che utilizziamo per descriverci quindi ad esempio età, corporatura, intelligenza, caratteristiche di personalità, etc.; l’autostima è strettamente connessa al conetto di sé in quanto è la valutazione che facciamo riguardo a questi elementi quindi ad esempio una persona soddisfatta delle sue capacità intellettive, del suo aspetto, del suo “carattere” (modo comune di definire la personalità) avrà una buona autostima.

Questa soddisfazione, o invece insoddisfazione, da cosa deriva?

Incide moltissimo, specialmente in età adolescenziale, come pensiamo che ci valutino gli altri: la costruzione della nostra autostima e di conseguenza della nostra percezione di noi stessi è influenzata dalle relazioni. In qualche misura impariamo a percepire noi stessi, specialmente quando l’autostima non è molto alta, tramite gli occhi degli altri. Si può innescare un circolo vizioso per cui anteponiamo alla domanda “io come mi vedo?” un’altra questione: “gli altri come mi vedono?”. Un adolescente in modo particolare, ma chiunque in realtà più o meno in modo marcato, si chiede se viene valutato positivamente dagli altri, in moltissimi aspetti e in particolare riguardo alla sua apparenza, alla sua estetica, al suo corpo.

Dimmi come appari e ti dirò chi sei

Pensiamo ad un adolescente in una giornata tipo: si sveglia la mattina, si veste scegliendo molto accuratamente i capi dal suo armadio, si sistema i capelli, se è una ragazza passa forse una considerevole quantità di tempo in bagno a truccarsi e prima di uscire si guarda allo specchio, soddisfatto/a di ciò che vede. Esce poi di casa e nella noia dei mezzi pubblici scorre la bacheca di instagram trovando modelle, influencer vari (per chi non lo sapesse ci riferiamo a gente che fa del suo lavoro “influenzare gli altri”, dettare le mode del momento), attori, gente dello spettacolo, che posta foto perfettamente curate fino al minimo dettaglio, mostrando corpi perfetti, abiti perfetti, vite perfette. Ripensa a questo punto alla sua immagine riflessa nello specchio e il confronto è immediato. Quali sentimenti potrà provare? Molto verosimilmente un senso di inadeguatezza, specialmente se come dicevamo la sua autostima non è ancora molto forte. Pensiamo a una persona che sta costruendo il senso della propria identità e la propria percezione di sé e, nel farlo, si confronta continuamente con situazioni del genere. È fin troppo facile arrivare ad una percezione di sé falsata: non essendo conforme a quell’immagine ideale e idealizzata che proviene dall’esterno e dal mondo social (e non solo) la propria immagine sarà sminuita, svalorizzata, nei casi peggiori disprezzata. Nella società odierna, purtroppo altamente individualista e forse narcisista, incentrata più sull’apparire che sull’essere (come mostra la larghissima diffusione dei suddetti influencer), siamo ormai continuamente portati a pensare che per poter mostrare al mondo “chi siamo” dobbiamo farlo tramite il corpo, la bellezza, l’apparenza. La domanda più pressante diventa quindi “come appaio?” ancor prima di “chi sono?” o “come mi vedo?”.

Artigianato o produzione in serie?

Ricordiamo che l’identità è qualcosa di diverso dalla percezione di sé, sicuramente la seconda contribuisce alla strutturazione solida della prima. I rischi che si corrono in un mondo incentrato sulle apparenze sono quindi due e strettamente interconnessi: in primis che la percezione di sé sia più influenzata dalla valutazione che gli altri fanno di noi stessi piuttosto che da quella che noi facciamo; in secondo luogo il forte rischio è che più importante e urgente di interrogarsi e incentrarsi sulla propria identità, su “chi sono io?”, diventi primario e indispensabile focalizzarsi sulla percezione (falsata) di sé, per modellarla a immagine e somiglianza di un ideale perfetto, non solo irrealistico, ma anche davvero “molto poco speciale”. Quando percepiamo noi stessi possiamo fermarci un attimo e chiederci: voglio essere uguale a tutti gli altri? O voglio invece essere unico? Dato che oggi domina il “bello”, chiediamo per un attimo cosa sia davvero la bellezza.

Siete mai stati alle fiere di paese, con gli artigiani che espongono i loro lavori? È molto difficile trovare due oggetti artigianali, ad esempio due vasi, identici tra loro, così come sarà impossibile trovare due persone con un corpo identico l’uno all’altro. Secondo noi è molto più bello un pezzo di artigianato meravigliosamente unico e irripetibile, piuttosto che un banalissimo oggetto prodotto in serie, uguale a moltissimi altri e quindi indistinguibile, senza identità e senza unicità.

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