Quali sono i disturbi alimentari? (parte3): Binge Eating Disorder

Il disturbo da alimentazione incontrollata: abbuffate, non seguite da comportamenti di compenso. Il cibo consente di tollerare alcune emozioni.

Il disturbo da alimentazione incontrollata (traduzione italiana del termine Binge Eating Disorder; BED) è un disturbo che si caratterizza per la presenza di crisi bulimiche in assenza di comportamenti di compensazione inappropriati per il controllo del peso.

Le abbuffate avvengono di nascosto, in modo frettoloso e con un senso di disperazione. Spesso le persone mantengono una alimentazione normale di fronte agli altri mentre da soli, ingoiano il cibo in modo veloce, meccanico, quasi non masticandolo nemmeno.

I primi momenti dell’abbuffata sono descritti come piacevoli ma poi si perde ogni senso di gusto e di piacere e le abbuffate diventano episodi spiacevoli frettolosi. C’è il desiderio ardente del cibo.

Le persone con questo disturbo usano il cibo per regolare i propri stati emotivi i positivi o negativi; il cibo è l’unico modo per non sentire dolore, tristezza o esprimere la propria rabbia. Le persone sono spesso in sovrappeso e manifestano una grande insoddisfazione circa il proprio corpo, sentendosi “diversi “e isolati dai loro contatti sociali.

Ti riconosci in alcuni comportamenti sospetti?

• Ti capita di abbuffarti regolarmente?

• Hai la sensazione che di fronte al cibo si perde il controllo?

• Hai la sensazione di mangiare molto velocemente e con voracità?

• Hai la sensazione di non accorgerti di quando si ha mangiato abbastanza e di continuare fino a che non c’è più spazio nello stomaco?

• La voglia e il bisogno di mangiare arrivano anche quando non hai fame, non riconoscendo la differenza tra fame e sazietà?

Quali sono i disturbi alimentari? (parte2): Bulimia nervosa

Bulimia nervosa: abbuffate, comportamenti di compenso e l’eccessiva valutazione al peso e alla forma del corpo.

Il termine bulimia deriva dal greco e significa “fame da bue”. La bulimia è un comportamento alimentare caratterizzato dalla presenza di abbuffate (l’ingestione di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, caratterizzato dalla sensazione di perdere il controllo ed eseguita con molta voracità) e l’uso di condotte compensatorie inadeguate usate per prevenire l’aumento di peso, quali vomito autoindotto, abuso di farmaci o lassativi.

Una crisi bulica può capitare più volte durante la stessa giornata, introducendo cibi di ogni qualità e in ogni quantità: l’importante è avere la sensazione di tappare quel senso di vuoto interiore. L’episodio è vissuto come molto angosciante e l’abbuffata avviene solitamente in solitaria.

Dopo una crisi bulica, compaiono spesso vissuti di vergogna e di colpa; il sollievo dovuto all’abbuffata è solo temporaneo. I comportamenti compensatori rappresentano un sollievo passeggero, sembra che allievino l’ansia che la persona prova ma subentra poi un forte senso di angoscia e preoccupazione per il non essersi sentiti consapevoli di controllarsi.

Il cibo diventa una risposta compensatoria per arginare emozioni negative e inaccettabile, da cui la definizione emotional eating. È molto frequente la presenza del tratto temperamentale dell’impulsività che si manifesta non solo con l’uso inappropriato del cibo ma anche comportamenti autolesivi come tagli, bruciature, uso di alcol e droghe e lo sperimentare situazioni a rischio.

L’esordio della bulimia si può verificare in relazione a una forte restrizione alimentare per modificare il peso e la forma del corpo o in seguito a difficoltà personali ed emotive nel fronteggiare frustrazioni o situazioni difficili.

Ti riconosci in alcuni comportamenti sospetti?

• i tuoi pensieri ruotano di continuo intorno al cibo e all’aspetto fisico e hai sempre paura di ingrassare? (anche se la quantità che mangi e il tuo peso sono normali?)

• ti capita di abbuffarti regolarmente?

• hai la sensazione di non riuscire più a controllare il tuo comportamento alimentare?

• cerchi di smaltire le calorie assunte tramite vomito autoindotto, abuso di farmaci o attività sportiva?

Quali sono i disturbi alimentari? (parte1): Anoressia nervosa

Anoressia: la condizione di sottopeso, la paura di ingrassare e l’eccessiva attenzione alla propria forma corporea

ll termine anoressia deriva dal greco “anorexia” e significa letteralmente “mancanza di appetito”. Il nodo centrale dell’anoressia nervosa non è il fatto di non sentire la fame (che anzi spesso è solo negata), ma un desiderio patologico di essere magre.

Le persone affette da anoressia hanno una paura molto forte di ingrassare; l’aumento del peso è vissuto come minaccioso e disturbante. La paura di ingrassare diventa più intensa man mano che il peso della persona scende e viene rafforzato l’impulso alla magrezza e alla restrizione alimentare.

L’anoressia inizia con una significativa perdita di peso tramite diete ferree e diete ipocaloriche. Si aggiunge anche una eccessiva attività fisica, l’uso di diuretici o lassativi volti al controllo del peso. L’esordio è graduale e insidioso e inizia con una progressiva riduzione dell’alimentazione quotidiana. La persona diminuisce l’apporto calorico, riducendo le porzioni, saltando i pasti ed escludendo alcuni cibi. I cibi vengono distinti in cibi buoni, di solito ipocalorici e in cibi cattivi, carboidrati o dolci.

All’inizio la perdita di peso gratifica molto e ricevere complimenti rende la persona affetta da anoressia, più sicura e capace di vivere le sue relazioni e la vita lavorativa con maggiore sicurezza. La perdita di peso è considerata una conquista ottenuta grazie all’autodisciplina e al rigido controllo e favorisce il ripetersi di questi comportamenti.

All’inizio la persona assiste a un miglioramento della propria immagine corporea, sviluppando un senso di onnipotenza prodotto dalla capacità di controllare la fame. L’autostima diventa fragile e connessa solo al corpo, sempre più magro ma il rischio principale è, soprattutto nelle persone più giovani, di negare la loro condizione di eccessiva magrezza.

Le persone che soffrono di anoressia nervosa hanno pensieri e preoccupazioni costantemente rivolti al controllo del cibo e del corpo e molti sono i rituali che accompagnano le preoccupazioni riguardo all’assunzione di cibo. Con il passare del tempo, si diventa più tesi, irritabili, depressi e isolati socialmente. Il rapporto con i famigliari può diventare ostile e difficile e i commenti negativi possono influenzare negativamente il decorso del disturbo.

Ti riconosci in alcuni comportamenti sospetti?

• diminuisci delle porzioni?

• escludi di certi cibi dalla tua alimentazione?

• salti i pasti?

• rifiuti di mangiare con altri?

• vai in bagno dopo aver mangiato?

• desideri cucinare per gli altri?

• eviti di esporre il proprio corpo ma anzi cerchi di nasconderlo?

• fai il body checking (guardarsi in modo critico, pesarsi spesso, confrontarsi con altre persone)?

Quando il cibo diventa un nemico e non un alleato

Nutrirsi è una delle funzioni biologiche necessarie alla sopravvivenza. Il primo alimento, il latte materno soddisfa il bisogno di sopravvivenza del bambino. I ritmi della suzione e del respiro del neonato sono sovrapponibili ai ritmi di comunicazione tra la madre ed il bambino. Per tanto il mangiare non soddisfa solo un bisogno primario ma risponde anche al bisogno di cura, scambio e affetto. Il cibo assume valenze che vanno ben oltre il solo nutrimento. Il cibo veicola significati affettivi, relazionali e simbolici ed è connesso al proprio mondo emotivo. Il rapporto cibo-emozioni che nasce dalle primissime fasi della vita e mantiene forti valenze psicologiche per tutta l’esistenza; mangiamo non solo per fame ma anche per piacere, per stare in compagnia, per rilassarci quando siamo tesi e per combattere stati di ansia o di tristezza.

Il rapporto con il cibo può però diventare nel corso della vita, altamente disfunzionale. Alcuni comportamenti alimentari infatti, disordinati e non regolari, ripetuti nel tempo e il pensiero costante “al mangiare poco o troppo”, possono aumentare il rischio di sviluppare un disturbo alimentare. I disturbi alimentari sono accomunati dalla presenza di alcune caratteristiche:

  • Anomalie del comportamento alimentare e /o di comportamenti di controllo del peso persistenti.
  • Valutazione eccessiva del peso e/ o della forma del corpo e nel controllo dell’alimentazione.
  • Danni alla salute fisica e al funzionamento relazionale e sociale.
  • Assenza di una condizione medica che possa giustifica l’anomalia del comportamento alimentare.

È normale avere cura del proprio aspetto e della propria linea ma questa attenzione diventa un problema quando non si pensa ad altro e il proprio stato d’animo e umore dipendono esclusivamente da questi pensieri. I Disturbi del comportamento Alimentare (DCA) sono quei disturbi persistenti del comportamento alimentare e/ o del comportamento finalizzato al controllo del peso che compromettono la salute fisica e il funzionale sociale e relazionale. L’alimentazione assume connotati alterati di comportamenti disordinati, ritualizzati e ossessivi: il cibo viene evitato o ingerito in quantità eccessive, diventando un indice di controllo o un modo per tappare le proprie emozioni. Per chi ha un disturbo alimentare, la propria vita ruota attorno al cibo, al pensiero fisso di ingrassare, alle calorie da mangiare o quelle da eliminare. Questi disturbi vanno ad interferire e compromettere quelle aree della vita che riguardano principalmente la salute fisica, il funzionamento psicologico, le relazioni interpersonali e la carriera scolastica e lavorativa.

Maggiore è la durata e la gravità del disturbo, più numerose saranno le aree danneggiate e più gravi i danni che la persona subirà. I disturbi alimentari creano complicanze fisiche serie, dovute alla malnutrizione e/o ai comportamenti impropri messi in atto per ottenere il controllo sul peso e sulla forma del corpo. Attività sociali prima banali, diventano impossibili da fare, soprattutto in compagnia di altre persone. Le persone con un disturbo alimentare valutano se stesse e il proprio valore personale in modo esclusivo o predominante, sulla base del controllo che riescono a esercitare sul peso o sulla forma del corpo o sull’alimentazione, focalizzandosi esclusivamente sulla forma del corpo penalizzando le altre aree della vita, marginalizzandole e privandole della giusta importanza. Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’immagine corporea che può arrivare a configurarsi come un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembra influenzare la sua vita più della sua immagine reale: frequentemente nella mente di chi soffre di disturbi alimentari, l’immagine che lo specchio rimanda ai loro occhi è quella di trovare solo difetti, gambe troppo grosse, fianchi troppo larghi, pancia troppo grossa.

Molte parti del corpo vengono percepite in modo distorto e deforme; il proprio sentire è accompagnato da un forte senso interno di disgusto, rabbia e inadeguatezza. Il corpo è oggetto di attenzioni, viene brutalizzato e sentito come estraneo. L’autostima e il proprio valore personale inevitabilmente risultano compromessi. Le persone iniziano a sentirsi grasse, gonfie e sproporzionate anche quando sono ormai giunte a uno stato di evidente denutrizione.

Le conseguenze dell’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione rappresenta sia il principale fattore caratterizzante dei disturbi, sia un fattore di mantenimento, in un circolo che si autoalimenta. Nel momento stesso in cui il controllo dell’alimentazione, del peso e della forma corporea diventa il metro di giudizio esclusivo in base al quale stimare il proprio valore personale, i comportamenti conseguenti come diete ferree, esercizio fisico eccessivo e compulsivo, vomito autoindotto, uso improprio di lassativi o di diuretici trovano ragione di esistere; sono essenziali per perseguire l’obiettivo di controllo, riduzione e mantenimento del peso corporeo al di sotto dei normali valori.

L’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e dell’alimentazione è mantenuta da numerosi rinforzi positivi e negativi che perdurano durante tutto il decorso del disturbo. Tra i rinforzi positivi implicati, sono presenti quelli di natura cognitiva (senso di autocontrollo, padronanza legata alla perdita di peso) e di natura sociale (la magrezza è sintomo di bellezza). Nei rinforzi negativi invece, fanno parte tutti quei comportamenti quali il ad esempio il bisogno di controllare il cibo ingerito e le singole quantità con l’obiettivo di evitare o rimuovere una situazione ritenuta problematica o avversa.

Il perfezionismo clinico è senza dubbio un fattore che precede e aumenta il rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Alla base del perfezionismo clinico vi è un sistema disfunzionale di autovalutazione attraverso cui l’individuo giudica se stesso in modo esclusivo o predominante, nei termini di riuscita o raggiungimento degli esigenti standard che si è autoimposto. Accanto al perfezionismo clinico, la bassa autostima è un tratto comune a chi soffre di disagio nel comportamento alimentare: ci si sente spesso inadeguati e non abbastanza per se stessi e per gli altri.

I disturbi del comportamento alimentari sono ego sintonici e frequentemente la consapevolezza di malattia è assente. Ma un trattamento precoce comporta una remissione sintomatologica migliore.

Pertanto chiedere aiuto, superando la vergogna del proprio disturbo, permette il recupero della propria integrità personale e di liberarsi dai vincoli che rende prigionieri la malattia. Non riconoscere il problema e non cercare di risolverlo, aggrava le conseguenze del trattamento.

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